Spett.le Regione Puglia
Assessori:
Nicola Fratoianni
Elena Gentile
Prefettura di Foggia
Ufficio Immigrazione
Comuni di
Foggia, Manfredonia, Ortanova, Carapelle
Quale sorte per gli abitanti della pista dell’ex aeroporto di Borgo Mezzanone?
Le sottoscritte associazioni che compongono il tavolo tecnico della Prefettura di Foggia,
costituitosi nel mese di novembre, per accelerare le attività da svolgere sulla pista ex aeroporto di
Borgo Mezzanone, sentono il bisogno di chiarire la loro posizione e fare sintesi sul lavoro svolto
sino ad ora, perché ritengono che in questo momento storico è necessario che, oltre alle
associazioni e al terzo settore in generale, da sempre impegnato nell’attività di sussidiarietà e di
supporto agli enti, a volte di completa sostituzione agli stessi e agli organismi preposti
all’immigrazione, anche le istituzioni debbano concertarsi e prendere a cuore le problematiche
migratorie, da sempre trattate, sul nostro territorio, in maniera emergenziale e senza politiche
preventive adeguate.
Detto ciò, vorremmo fare un breve riepilogo storico per quanto riguarda la problematica delle pista
ex aeroporto Borgo Mezzanone, perché riteniamo che solo chi ha lavorato quotidianamente con le
persone immigrate che si sono succedute sulla pista, ha la memoria storica per farlo…
L’arrivo massiccio degli albanesi nel 1991 e poi dei rifugiati kosovari nel 1999 ha determinato
l’utilizzo dell’ex aeroporto militare di Borgo Mezzanone per la loro accoglienza nei tre edifici, sia
all’ingresso, sia sulla pista in disuso, attrezzata, di seguito, con 21 blocchi di bagni e docce e una
serie di roulottes, tende e container riparati con delle tende parasole. Verso la metà del 2003 sono
stati allestiti due piazzali per le roulottes, capaci di accogliere circa mille richiedenti asilo. Nel 2005
furono ultimati, sullo stesso luogo, i due edifici che avrebbero dovuto essere utilizzati come CPT:
1
essi sono stati utilizzati invece per i richiedenti protezione internazionale.
Nei primi mesi del 2010 è avvenuta la collocazione di moduli abitativi tra il centro CARA e la pista,
per cui quest’ultima non è rientrata più sotto la gestione del CARA, che nel frattempo passava alla
la gestione del Consorzio Connecting People, ma separandosi nettamente dal CARA, la pista è
divenuta terra di nessuno e quindi opportunità alloggiativa per ricorrenti, senza dimora, gente di
passaggio per il rinnovo dei documenti, lavoratori stagionali, etc… Alla domanda del nuovo ente
gestore Consorzio Connecting People di poter disporre anche della pista per una continuità di
servizio e di buon vicinato, la Prefettura non ha mai risposto. La pista, quindi, diventa un cosiddetto
non–luogo che tutti conoscono, ma di cui nessuno se ne occupa, tranne le solite e affidabili
associazioni di volontariato che si ricordano sempre che quando si parla di immigrati si parla di
“persone”.
Il 29 luglio 2010, durante un incontro del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione, con la breve
presenza iniziale del Prefetto, è stato comunicato alle varie associazioni ed enti presenti la necessità
di sgomberare la pista entro la metà di settembre, circa 50 giorni dopo, e veniva chiesta la capacità e
la disponibilità ricettiva delle varie associazioni, risultata molto bassa, in quanto sul nostro territorio
provinciale i posti per accogliere immigrati sono sempre pochi. Malgrado ciò, alcune associazioni si
sono date subito da fare per sistemare un centinaio di rifugiati. Ma nessun sgombero è stato
eseguito.
Il 09 novembre 2011, un anno e quattro mesi dopo, è stato convocato di nuovo il Consiglio
Territoriale dell’Immigrazione dove veniva comunicata la decisione che entro “sette giorni la pista
veniva sgomberata”. Veniva inoltre affermato, a più riprese, che le associazioni da tempo avevano
trascurato il loro impegno relativo alla situazione della pista e quest’affermazione ha lasciato tutti
molto amareggiati. Ma questo non ha bloccato il grande spirito di solidarietà che è proprio di chi
lavora con gli ultimi! Grazie alla reazione delle associazioni, che ritenevano la scelta dello
sgombero immediato inopportuna, sia per l’inverno alle porte, ma soprattutto perché ritenevano che
lo sgombero coatto non avrebbe fatto altro che spostare il problema da un luogo verso un altro
luogo, si è chiesto un aggiornamento del tavolo, con la presenza dei comuni interessati (Foggia e
Manfredonia) e i rappresentanti regionali. Le associazioni, quindi, hanno sollecitato il tavolo a
temporeggiare, per permettere loro di conoscere meglio gli abitanti della pista ed offrire delle
alternative. Lo sgombero è stato posticipato in primavera. Un nuovo incontro si è tenuto il 16
novembre 2011, alla presenza dell’Assessore Regionale N. Fratoianni e del Prefetto, dove si
confermava la scelta del monitoraggio degli abitanti la pista, del posticipo dello sgombero in
2
primavera, intanto si suggeriva da più parti una progettazione comune che potesse trovare delle
soluzioni a lungo termine. É iniziato così un percorso di attenzione agli abitanti della pista, in vista
di una loro sistemazione in base alle condizioni di salute, di diritto di accesso ai vari progetti
SPRAR, presso vari centri di accoglienza nel territorio, etc.
Si è costituito così un “tavolo tecnico” che ha svolto, in accordo con la Prefettura, una rilevazione
degli abitanti della pista, in funzione di soluzioni abitative e legali per le persone immigrate che vi
risiedevano. I risultati di questo lavoro di monitoraggio sono stati presentati in un Consiglio
Territoriale per l’Immigrazione riunitosi il 25 gennaio 2012.
Definito ciò, sottolineiamo l’importanza del rispetto della legalità, come base di una civile
convivenza e di conseguenza non intendiamo giustificare l’occupazione abusiva dei container e dei
moduli abitativi. Comprendiamo anche gli agricoltori, che con la presenza sempre più massiccia di
immigrati nella zona vivono delle situazioni di disagio, ma anche di opportunità di reperire
manovalanza a basso costo. Loro lamentano azioni a danno dei casolari, delle recinzioni, dei terreni,
etc., che quasi mai sono opera degli abitanti della pista, in quanto non ne hanno i mezzi adeguati e
né il bisogno concreto. Non va trascurato, quindi, il diritto delle persone immigrate all’informazione
e alla tutela personale: il “tavolo tecnico” si è recato più volte in pista per comunicare ciò che è in
progetto da parte della Prefettura e ha rilevato la situazione legale e sanitaria degli abitanti della
pista in vista di possibili soluzioni abitative e legali. Si è notato una grande sfiducia verso le
istituzioni, sia da parte degli abitanti della pista che degli operatori volontari, causata da molte
promesse non mantenute e una soffocante burocrazia interna ed esterna.
Riteniamo che il clima collaborativo tra il tavolo tecnico e gli abitanti della pista permetta una
soluzione graduale e serena del problema. Per contro, dei passi improvvisi e di forza non
provocherebbero che reazioni non controllate anche da parte degli ospiti del CARA stesso, di cui
noi associazioni non possiamo rendercene responsabili. Non va neanche sottovalutata la
ripercussione sul fragile equilibrio del Borgo. Inoltre, vogliamo ricordare che la maggioranza degli
abitanti della pista sono rifugiati, di cui alcuni vulnerabili, e quindi a loro è dovuta tutela da parte
del governo italiano. Ancora, molti di questi andrebbero ad incrementare il numero di immigrati e
rifugiati, che avendo gravi difficoltà di accesso a soluzioni abitative ordinarie, sono costretti ad
occupare casolari abbandonati, strutture anche industriali in disuso e gli ambiti della stazione
ferroviaria, provocando così semplicemente uno spostamento del problema verso altri enti e luoghi
e non la desiderata soluzione.
Suggeriamo, pertanto, che non si abbandoni il ring gettando la spugna, ma cercando di coinvolgere
3
anche altri enti preposti alla tutela della persona, di ogni persona, e di attivare così una
collaborazione più proficua e concreta, anche per il reperimento di fondi.
Inoltre, auspichiamo il coinvolgimento sia del Ministero dell’Interno che del Ministero per la
Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, per una concreta risoluzione della problematica.
Firmano
ACLI Provinciali – Settore Immigrazione
ANOLF CISL Foggia
Art Village – Centro accoglienza San Severo- ASL FG
Associazione sulla strada di Emmaus – Onlus
Associazione PASER – Manfredonia
Caritas Diocesana di Foggia – Bovino
Caritas Diocesana di Manfredonia – Vieste – San Gv. Rotondo
CGIL Provinciale – Settore Immigrazione
Cittadinanzattiva Puglia
Cooperativa L’Albero del Pane – S. Paolo di Civitate
Cooperativa Sociale Arcobaleno
Ufficio Migrantes della Diocesi di Manfredonia – Vieste – San Gv. Rotondo